La Pienezza del Tempo

QUANDO VENNE LA PIENEZZA DEL TEMPO

"Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna"(Gal 4,4).

E' con queste parole che l'apostolo Paolo si rivolge ai Galati. E il Santo Padre (Giovanni Paolo II) afferma che "la pienezza del tempo si identifica con il mistero dell'incarnazione del Verbo, Figlio consustanziale al Padre, e con il mistero della Redenzione del mondo"(n.1).

Nella sua Lettera (Tertio Millennio Adveniente) il Papa ritorna più volte sulla verità cristiana fondamentale della pienezza del tempo, per coglierne tutte le straordinarie implicazioni teologiche e antropologiche, in rapporto cioè a Dio e all'uomo. Volentieri ci lasciamo guidare dalla meditazione del Papa nel commentare il breve brano della lettera ai Galati che ora è stato proclamato.

1. Il punto di partenza, assolutamente inimmaginato e insperato dall'uomo, è che Dio, con l'Incarnazione, si è calato dentro la storia dell'uomo: "Grazie alla venuta di Dio sulla terra -scrive il Papa-, il tempo umano, iniziato nella creazione, ha raggiunto la sua pienezza. 'La pienezza del tempo', infatti, è soltanto l'eternità, anzi Colui che è eterno, cioè Dio"(n.9).

Così il Papa ci invita a riflettere sull'eternità che entra nel tempo, cercando risposta a due domande. La prima è questa: "quale `compimento' più grande di questo?"(n.9), ossia del fatto che il Figlio di Dio, facendosi uomo, si inserisce nella storia dell'umanità e dunque nel fluire del tempo? Sì, con il mistero del Natale avviene del tempo quanto avviene dello spazio: il Dio immenso, che non può essere contenuto nei cieli, ha voluto liberamente essere contenuto nel grembo di una donna! "Come cantare le tue lodi, santa vergine Maria?", si chiede la Liturgia. E stupita risponde: "Colui che i cieli non possono contenere, tu lo hai portato, nel grembo". Cosi è pure dell'eternità divina: questa, in amorosa libertà, è stata seminata, come in un terreno, nel tempo umano che scorre e svanisce. In tal senso il Papa, proseguendo la sua riflessione, può dire che "in Gesù Cristo, Verbo incarnato, il tempo diventa una dimensione di Dio, che in se stesso è eterno" (n.10). Dio eterno, principio senza principio, si è fatto temporale ed è nato in un'ora ben definita della nostra storia umana.

Il Papa pone poi una seconda domanda sulla "pienezza del tempo", e la pone in riferimento alla nascita del Figlio di Dio come uomo: "quale altro 'compimento' sarebbe possibile?" (n.9). Il Papa sembra qui rifarsi all'esperienza di ogni uomo che ritrova in sé la compresenza di due realtà antitetiche o almeno apparentemente tali: la mortalità e l'aspirazione all'immortalità. "L'uomo sorge dalla terra e alla terra ritorna (cfr. Gn 3,19): questo è il dato di evidenza immediata. Ma nell'uomo vi è un'insopprimibile aspirazione a vivere per sempre"(n.9). Ora la rivelazione cristiana, precisa il Papa, esclude le varie forme di reincarnazione: e cioè quelle credenze molto radicate in alcune religioni orientali, per le quali "in dipendenza da come egli (l'uomo) ha vissuto nel corso dell'esistenza precedente, si troverebbe a sperimentare una nuova esistenza più nobile o più umile, fino a raggiungere la piena purificazione"(n.9). La parola di Dio è esplicita: ogni uomo è chiamato a "compiere" il proprio destino -ossia la propria dignità, vocazione e missione- nel corso di un'unica esistenza sulla terra.

Ma come lo compie? "Nel dono sincero di sé", risponde il Papa, che subito precisa: questo dono sincero di sé è "un dono che è reso possibile soltanto nell'incontro con Dio". E', dunque, "in Dio che l'uomo trova la piena realizzazione di sé: questa è la verità rivelata da Cristo".

2. Ecco allora l'implicazione antropologica dell'Incarnazione nella pienezza del tempo: il Natale ci parla del dono di Dio all'uomo, e di quale dono! Proprio questo donarsi di Dio all'uomo rende possibile all'uomo di ridonarsi a Dio, o, per usare le parole del Papa, di "entrare nella 'pienezza del tempo'...", di "uscire dai confini del tempo, per trovarne il compimento nell'eternità di Dio"(n.9).

Il Papa insiste: è in Gesù Cristo, Verbo incarnato, che il tempo diventa una dimensione di Dio; nello stesso tempo Cristo è "il Signore del tempo", "è il suo principio e il suo compimento; ogni anno, ogni giorno ed ogni momento vengono abbracciati dalla sua Incarnazione e Risurrezione, per ritrovarsi in questo modo nella 'pienezza del tempo"'(n.10).

Dobbiamo sentirci interpellati in modo personale profondo: se Cristo è il Signore del tempo, è anche il Signore del nostro tempo, della nostra vita che, tesa verso il vero e il bene ed insieme appesantita da difficoltà, prove e sofferenze, scorre nel tempo. Questo tempo non è una realtà vuota e indifferente, ma ripiena della presenza santificatrice di Cristo. Il nostro tempo -ogni nostro tempo, anche il nuovo anno è marcato da questa presenza: ed è proprio questa presenza che lo rende significativo, lo rende provvidenziale: perché noi possiamo entrare nella 'pienezza del tempo' e compiere il nostro destino nell'eternità di Dio.

Il brano della lettera ai Galati ci ricorda qual è stata la finalità per noi uomini dell'invio da parte di Dio, nella pienezza del tempo, del suo Figlio, nato da donna: "perché ricevessimo l'adozione a figli". Se questa è la finalità intesa da Dio, dobbiamo concludere che ciò che impreziosisce veramente il nostro tempo, ogni nostra giornata, è il vivere da figli di Dio ad immagine di Cristo e in comunione d'amore con lui.

Maria Santissima, che celebriamo nella sua divina maternità, ci doni di vivere ogni ora della nostra vita con questa spirituale ricchezza nel cuore. Cosi faremo permanente esperienza della "pienezza del tempo".

+ Dionigi Tettamanzi,