La Presentazione

     Con voi fisso lo sguardo su Cristo, centro della festa che celebriamo e cuore della nostra vita. Questo sguardo ci conduce a rinnovare, ancora una volta, la nostra fede in Lui, che la liturgia di oggi ci presenta come il purificatore, il "sospirato" di cui si attende "il giorno della sua venuta", il "sommo sacerdote misericordioso e fedele", il "partecipe" della nostra umanità della quale "si prende cura", colui che "soffre personalmente" per essere vicino all'uomo provato, il "conforto di Israele", la "luce che illumina le genti", la "gloria del suo popolo Israele", la "salvezza di tutti i popoli", "la rovina e la risurrezione per molti", il "segno di contraddizione" che svela i misteri del cuore umano, la "grazia di Dio" e l'effusione dello Spirito.

Sì, confessiamo la nostra fede in Cristo Signore, nel Figlio di Dio fatto uomo, fatto bambino per noi: è un bambino come tanti altri in Israele: circonciso l'ottavo giorno dopo la nascita e il quarantesimo giorno presentato e offerto al Signore. Eppure è un bambino unico: perché è Dio, il Salvatore, la luce che illumina le genti. La nostra confessione di fede prolunga e condivide quella che ha riempito il cuore delle persone che il vangelo di oggi ricorda essere state presenti nel tempio di Gerusalemme e partecipi dell'offerta del bambino a Dio. Parlo della fede di Maria, la Madre: una fede che continua e approfondisce i sentimenti di amore e di adorazione della notte di Natale "ipsum quem genuit adoravit"! Parlo poi della fede umile e grande di Giuseppe, lo sposo fedele della vergine e il padre di Gesù secondo la legge. Parlo ancora della fede di quell' "uomo giusto e timorato di Dio", che è Simeone: una fede, la sua, generata dallo Spirito Santo che l'aveva condotto al tempio, gli aveva dato la gioia di vedere e di prendere tra le braccia il Messia del Signore, gli aveva ispirato il cantico della consolazione "Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola...". Parlo, infine, della fede della "profetessa" Anna. Proprio su questa donna, alla quale l'evangelista Luca riserva tre versetti del suo "Vangelo dell'infanzia", vogliamo fermare la nostra meditazione.
Si mise anche lei a lodare Dio

C'è poi l'indicazione della vecchiaia: "Era molto avanzata in età". Anna è il ritratto e il modello di una vecchiaia serena, benedetta da Dio, gioiosa e pacifica, operosa e piena di speranza. I suoi 84 anni non sono tempo sfuggito come sabbia, che ha lasciato le mani vuote. Anna è ancora attivamente impegnata. A lei si possono applicare le parole del salmista: "Nella vecchiaia daranno ancora frutti, saranno vegeti e rigogliosi, per annunziare quanto è retto il Signore" (Sal 92, 15-16). Luca, infatti, ritrae la profetessa Anna come sempre presente nel tempio al servizio ininterrotto di Dio. Così egli scrive: "Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere" (Lc 2, 37). Diversamente da Simeone che viene al tempio per la circostanza mosso dallo Spirito Santo, Anna è già nel luogo sacro. Il tempio è diventato la sua casa, la sua dimora permanente. "Non si allontanava mai": non solo - forse - dal punto di vista spaziale, ma anche e soprattutto dal punto di vista spirituale. Anna ha fatto della lode a Dio il senso e la ragione d'essere della sua vita quotidiana. Per Luca questa donna incarna la lode: "Sopraggiunta il quel momento - scrive l'evangelista -, si mise anche lei a lodare Dio" (Lc 2, 38). Dunque, la vita di Anna è riempita per intero di preghiera e di penitenza: "notte e giorno". Ella vive "al cospetto di Dio", completamente per Dio. Essa appartiene ai "poveri di Jahve", a coloro cioè che ripongono tutta la loro fiducia solo in Dio. Così Anna diventa testimone della grande ora di grazia che si sta già compiendo nel tempio. Illuminata dallo Spirito Santo riconosce il Messia nel bambino portato nel tempio da Maria e da Giuseppe. E fa eco a Simeone che aveva "benedetto" Dio, con una specie di "responsorio", con un canto di lode al Signore. L'evangelista non riporta, come aveva fatto per Simeone, le parole testuali di Anna. Ne dà soltanto il senso, quello appunto della "lode". La profetessa Anna diventa modello e richiamo per la nostra vita di persone consacrate. Infatti, se ogni cristiano col Battesimo è consacrato a Dio e alla sua gloria, la professione religiosa riprende e attua in modo specifico la grazia e la responsabilità della consacrazione battesimale. E questa significa non appartenere a noi stessi, ma appartenere totalmente a Dio. Per questo, Dio e le sue richieste, Dio e i suoi desideri, Dio e i suoi progetti dovrebbero diventare la nostra prima, grande, unica "preoccupazione", la vera "passione" che ci domina, la "ragione" stessa della nostra esistenza.

In questo modo, continuiamo sì a vivere sulla terra e ad impegnarci in tante realtà temporali, ma nel profondo del nostro essere, proprio perché apparteniamo totalmente a Dio, siamo già nel suo mondo, come dice l'apostolo Paolo: la nostra "vita è ormai nascosta con Cristo in Dio" (Col 3, 3). È vero, nella nostra giornata attraversiamo tanti luoghi, i più diversi, ma unico è il luogo che dà senso e forza e fascino ai nostri pensieri e sentimenti, alle nostre decisioni e opere: questo luogo - come era per la profetessa Anna - è il tempio, ossia l'atmosfera spirituale data dall'intimità con Dio. Così ci è dato di vivere la grazia della figliolanza divina donata a noi da Gesù. Con lui ci sentiamo figli amati dal Padre, con lui viviamo da figli desiderosi di vedere e di far vedere il volto del Padre ricco di misericordia. E, in qualche modo, la nostra vita, proprio come quella di Cristo, attraversa il tempo di questo mondo nella gioiosa consapevolezza di "venire dal Padre" e di "ritornare al Padre". Quel Padre che dall'eternità ci ha pensato e amato, quel Padre che per l'eternità desidera donarci il suo infinito amore. In questa prospettiva la preghiera diventa il respiro dell'anima, qualcosa che ci accompagna sempre, istante per istante, e che ci fa vivere. Non dimentichiamolo mai: la fedeltà e la generosità del nostro pregare sono un'esigenza che deriva dalla consacrazione religiosa e una condizione irrinunciabile della sua autenticità e del suo dinamismo, ed insieme sono la richiesta più forte e urgente che ci viene dalla Chiesa e dalla società: sempre, ma soprattutto nei momenti di disorientamento, di vuoto, di stanchezza morale e spirituale. In realtà, per la freschezza evangelica della Chiesa e per il rinnovamento umano della società occorrono uomini e donne nuovi, immersi nel mistero di Dio e in colloquio permanente con lui, contagiati dall'amore compassionevole e misericordioso del Padre e pronti a fasciare le ferite d'ogni suo figlio: occorrono uomini e donne santi. Anzitutto noi, persone consacrate, dobbiamo, vogliamo essere, con la grazia efficace del Signore, questi uomini e donne nuove, questi uomini e donne santi!

Parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme

Luca conclude la presentazione di Anna mettendo in luce un altro importante aspetto della sua figura spirituale. Poiché ha riconosciuto la venuta del Messia e si è sentita colma di gioia, Anna diventa evangelizzatrice, annuncia cioè la "lieta notizia" di Gesù: non può non parlare di Gesù agli altri, così come hanno fatto i pastori di Betlemme e come faranno le discepole di Gesù nel giorno radioso della risurrezione (cf Lc 24, 1-11): "Parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme" (Lc 2, 38). "Mentre Simeone ha chiesto a Dio di lasciarlo pure morire, avendo ormai visto la Salvezza, Anna fa una cosa in più: va in giorno ad annunciare che il Messia è già presente. Ce la possiamo immaginare mentre rivela il misterioso segreto 'a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme', cioè a quei gruppi religiosi...(che erano) intenti a cogliere nel loro tempo i segnali lanciati dalle profezie. Anna, insomma, è una prima divulgatrice della Buona Notizia, e in qualche modo la possiamo considerare un'anticipazione degli Apostoli" (D. Agasso, Figli minori del Vangelo, Roma 1997, 17). La profetessa Anna ci si presenta così anche come modello e richiamo al nostro compito di annunciare e testimoniare il Vangelo. Mi piace riferire qui un rilievo di sant'Ambrogio. Nel suo Commento al Vangelo di Luca egli sottolinea il fatto che le persone chiamate ad annunciare e testimoniare il Messia venuto nel mondo appartengono a diversa età, sesso, condizione di vita. In particolare c'è spazio anche per la donna vedova, come è appunto il caso di Anna: Scrive il santo Vescovo di Milano: "La nascita del Signore non è stata attestata soltanto dagli angeli e dai profeti, dai pastori e dai familiari, ma anche dagli anziani e dai giusti. Tutte le età, tutt'e due i sessi, e i prodigi avvenuti ne garantiscono la fede: una vergine diventa feconda, una sterile partorisce, un muto si mette a parlare, Elisabetta profetizza, i magi si prostrano in adorazione, un bimbo esulta benché chiuso nel grembo, una vedova loda Dio, un giusto attende" ( Esposizione del Vangelo secondo Luca, II, 58). E ancora: "Profetò dunque Simeone, aveva profetato una donna maritata, aveva profetato la Vergine: e quindi anche una vedova dovette profetare, affinché nessuna condizione umana e nessun sesso venisse escluso" (Ibid. II, 62).

Si fa allora spontanea per noi la domanda circa le persone consacrate: quale spazio specifico hanno nel compito dell'evangelizzazione? quali aspetti particolari del mistero cristiano sono chiamati ad annunciare e testimoniare? Non sono, forse, i valori tipici della professione religiosa, quali i voti di povertà, di obbedienza e di castità, da viversi con gioia e con entusiasmo nel contesto di una cultura che questi valori non capisce, rifiuta e combatte? Non è, forse, una vita comune più convinta, più amata e più praticata, sia pure in situazioni oggi non facili? Non è, forse, la fedeltà creativa al carisma dei Fondatori che esige il discernimento delle nuove situazioni e urgenze della nostra società, della nostra Città, ed insieme la disponibilità reale a cambiare anche in profondità, assumendo inedite forme di servizio? Di fronte all'invecchiamento e alla crisi vocazionale di molti Ordini e Congregazioni non possiamo non interrogarci su quali forme oggi deve assumere la "profezia" insita in ogni autentica vita consacrata. Non è sempre facile rispondere. Ciò che comunque importa è che queste domande continuino a provocarci e a inquietarci! In particolare, della profetessa Anna l'evangelista scrive: "Parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme". Dunque per Anna l'attesa della liberazione di Gerusalemme, cioè di Israele, è finita. Ed è finita perché il Liberatore è ormai venuto ed è in mezzo a noi: è quel bambino che Maria e Giuseppe portano al tempio. Ora al di là delle diverse forme di cui esso può e deve rivestirsi, il contenuto fondamentale e perennemente nuovo del nostro annuncio è identico a quello della profetessa Anna: all'uomo affamato e assetato di libertà solo Cristo è la risposta che sazia pienamente e che fa gioia il cuore! solo Cristo è la risposta perché è l'unico Salvatore, ieri, oggi e sempre! Che lo Spirito Santo ci doni di avvertire con singolare chiarezza che Cristo ci è assolutamente necessario perché "è tutto per noi" (Sant'Ambrogio). Solo così lo potremo annunciare e testimoniare agli altri.  Solo "vedendo" il Signore, potremo rivolgerci agli altri e dire loro: Venite e vedrete!

+ Dionigi Card. Tettamanzi

Cattedrale
Genova, 2 febbraio 1999

Festa della Presentazione al Tempio del Signore
Giornata mondiale per la Vita consacrata.
S.Messa. Omelia


Con la profetessa Anna
per lodare Dio e per dare l'annuncio della salvezza

Carissimi fratelli e sorelle nel Sign